mercoledì, 26 settembre 2007

Why?
Come segno di solidarietà per i monaci buddisti e tutta la popolazione del Myanmar.
Per saperne di più clicca sul titolo qui sopra.
FamChinaski alle 14:16 in: vignette, politically scorregg
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lunedì, 24 settembre 2007
Quando sono nato mio padre non era presente, mia madre si. Al momento ci rimasi un po’ male, infatti cominciai subito a piangere. Mi tranquillizzai poco dopo, probabilmente perché avevo dato la mia prima ciucciata ad un capezzolo, anche se poi mi dissero che non valeva perché era quello della mamma. I primi tre anni di vita non me li ricordo benissimo, qualche immagine però ce l’ho, tipo mio padre che mi metteva sul tavolo del bar mentre giocava a scopa con gli amici e mi pucciava il ciuccio nel bianchino per farmi star calmo. Mia madre pensava che mi facesse anche fumare, ogni volta che si tornava a casa avevo i vestiti che puzzavano di sigaretta. Mi ricordo la prima volta che vidi mio fratello, era il 1982, credevo fosse un giocattolo e lo trattai di conseguenza per almeno i 3 o 4 anni successivi al suo arrivo, poi i miei decisero che ero abbastanza grande per essere educato con il cucchiaio di legno, e cominciai a trattarlo come un essere vivente. Se ripenso a tutto quello che gli ho fatto passare da piccolo potrei definire mio fratello un sopravvissuto. Ci fu un periodo della mia infanzia in cui sembravo un angioletto, avevo i boccoli biondi e gli occhi verdi, tutto ciò mi portò anche a ricoprire la parte di Gesù bambino nella recita di Natale. Mi ritrovai al centro dell’attenzione, in calzamaglia bianca e con una corona di cartapesta sulla testa. Per farmi stare seduto mi minacciarono, ed io ci tenevo troppo alla mia collezione dei Masters e cedetti. Mi presi la rivincita appena finita la recita picchiando Giuseppe con il suo bastone al grido “Per il potere di Greyskull! Che la forza sia con me!”, sotto gli occhi allibiti di Maria.
Crescendo mio fratello cominciò a seguirmi ovunque, a me sotto sotto faceva piacere, era bello sentirsi importanti per qualcuno. Nacque così, con l’aggiunta di alcuni coetanei vicini di casa, la banda di via solari, quattro bambini scalmanati che ne facevano di tutti i colori e che sono diventati uomini insieme.
Il periodo delle elementari è stato fantastico, andavo bene a scuola, mi piaceva studiare, e la bella presenza mi posizionava ai primi posti di gradimento femminile, anche se le femminucce non me le filavo, nel mio cuore c’era posto solo per il mio primo pallone di cuoio. Ogni volta che potevo giocavo a calcio, a scuola, al parco, per strada, all’oratorio, e quasi sempre con ragazzi più grandi.
Le medie sono state un po’ più difficili, ero bersaglio di sberleffi da parte dei coetanei, mi chiamavano nano a causa della mia statura, e riuscirono a farmi odiare uno dei miei telefilm preferiti, “Mork & Mindy”, cantandomi ogni 5 minuti la sigla di apertura. La rivincita me la ripresi qualche anno dopo, superando in altezza tutti quelli che mi prendevano per il culo allora, nessuno escluso, ed ora ogni tanto mi capita di canticchiare quella sigla mentre cammino sui marciapiedi affollati di Milano nell’ora di punta.
I primi anni di superiori ho vissuto di rendita scolastica, non studiavo mai e prendevo bei voti. Ho conosciuto un sacco di bravi ragazzi, e con loro ho avuto un sacco di “prime volte”. La prima sigaretta, la prima canna, il primo furto, la prima minaccia indotta, la prima rissa vera, insomma sono andato a scuola di vita. Ero in un istituto prevalentemente maschile, quindi con le donne mi son dovuto dar da fare al di fuori dell’ambito scolastico, e questo era un grande punto a sfavore, ma me la cavai ugualmente in maniera egregia. Alla fine delle superiori scoprii per la prima volta anche, e purtroppo, il dolore per la perdita di un amico. L’arrivo della patente segnò un grande traguardo, ma anche l’inizio di un sacco di cazzate una dietro l’altra. Le discoteche, le droghe sintetiche, la cocaina ed un abuso di alcool non indifferente. Esperienze di vita, sicuramente, ma tutte cose che potevano rovinare me e chi mi stava attorno, e per questo mi ritengo fortunatissimo.
Finita la scuola e compiuto il servizio di leva, 10 mesi a Udine in culo al mondo nel pisciatoio d’Italia, sono entrato subito nel mondo del lavoro. Da quel momento in poi il tempo ha cominciato a scorrere più veloce, non so il motivo, ma la sensazione è quella. Ho creduto di essere innamorato per almeno un paio di volte, ma mi prendevo in giro da solo, quindi per un periodo mi sono dato alla vita da single. Ero convinto che stare da soli era bello, non rendere conto a nessuno, fare ciò che si vuole in qualsiasi momento e situazione, poterci provare con ogni ragazza che ti stuzzicava la vista o la mente, ma anche qui, mi prendevo per il culo, sentivo dentro me il bisogno di essere amato ma soprattutto di amare qualcuno. E sono stato accontentato. Ora sto con una ragazza che son sicuro di amare veramente, la migliore, la più bella persona che io conosca. Ora mi sento completo, ed affronto le giornate con un’energia diversa, sapendo che ho lei e sapendo che lei confidi in me e mi ami con altrettanta passione. Credo in questo amore, credo nella sua forza e credo che sarà per sempre.
Quello che ho scritto in queste poche righe sono estratti sintetici, alcune riflessioni ed alcuni aneddoti dei miei primi 28 anni di vita. Non chiedetemi perché li ho scritti, non lo so, ma ad ogni compleanno mi fermo a pensare a quello che è stato, e cerco di immaginare quello che sarà. Ciò che posso dirvi, è che ora sono felice, ma una felicità diversa, mai provata, e penso che sia quasi tutto merito tuo Ilaria.
Da domani torno a scrivere stronzate e a litigare con l’anonimo Emilio sul Papa, promesso.
Alessandro

P.S. Naturalmente ho fatto anche un sacco di cose intelligenti in questi anni, ne cito un paio, odiare Berlusconi e non essere juventino. Però preferisco tenermele per me, e condividerle con le persone più care :D

















